Villa Mazzotti a Chiari (Brescia)

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dal sito del Comune di Chiari:

Città di CHIARI
Cenni Storici
Terra popolata et principal del Bresciano, lontana dalla città XV miglia in iano verso Urago, circondata da muraglie, per la quale passa la Vedra seriola, che viene dal fiume Oglio, con castello serrato di mure con una torre, et quattro fianchi con fossa attorno piena d'acqua, dove sono pesci di molte sorte buioni, confina con Castrezago, Cocalio, Cologne, Pontolio....
Ha cinque porte con ponti levadori, che si serrano la sera et aprono la mattina da dui Guardiani a ciò deputati con salario de £. 50 all'anno per uno, et ogni giovedì se li fa mercato con traffico di sede....
Così Giovanni da Lezze nel 1610 inizia la sua descrizione di Chiari nel suo "Catastico".

Situata a 25 Km. Da Brescia, sorge a 145 m. sul livello del mare e vanta origine romana, documentata da sepolcri, vasi romani, monete e frammenti di vari oggetti , rinvenuti in diverse occasioni nel secolo scorso. Circa l'origine del nome sono state avanzate numerose ipotesi, tutte affascinanti, una sola convincente; Chiari deriverebbe dal latino Clarus, riferito di volta in volta, ad un fantomatico senatore romano di nome Clarius, alla chiarezza delle sue acque , alla rarefazione dei suoi boschi, all'analogia con la Leuceris della Tavola Peutingeriana, alla trasposizione latina del celtico glare (ghiaia) ... Maggior credibilità gode l'ipotesi che il nome Chiari (in dialetto Ciare) derivi dal celtico Jar, che indicava un luogo recintato, un pubblico ritrovo, una fermata obbligatoria. Questa ipotesi è avvalorata anche dal fatto che questa zona della Padania fu occupata nei secoli V e IV a C. dal popolo gallo-celtico dei cenomani, a cui si susseguirono i Romani, i Goti, i Longobardi, e, infine nell'VIII secolo d.C. , i Longobardi. Chiari puo' essere quindi sorta nel ix secolo come una piccola fortificazione posta a difesa degli interessi bresciani sulla sponda dell'Oglio. La sua prima chiesa può' essere individuata in quella dei "Morti" , vicino a s. Maria Maggiore, sorta come diaconia della pieve di Coccaglio. Solo nell'XI secolo si sarebbe sviluppato il paese , un vero e proprio "Castrum" , con il compito di arginare lo scorribande di Bergamaschi e Cremonesi. E il termine" in castro Clare " compare per la prima volta in un documento scritto il 9 settembre 1148, la bolla "Aequitatis et justitiae ratio" di Papa Eugenio III. Nel 1237 Chiari viene assediata dalle truppe di Federico II, nel 1259 cade sotto il crudele dominio di Ezzelino da Romano e nel 1272, , ridotta dai Guelfi ad un mucchio di rovine , risorge per mano dei Ghibellini a cui rimane a lungo politicamente legata. Nella seconda metà del XIV secolo Chiari entra nella sfera d'influenza dei Visconti . Nel 1418 riceve la visita dal Papa Martino V , reduce dal Concilio di Costanza, e nel 1422 Filippo Maria Visconti le concede importanti privilegi amministrativi ed una sostanziale autonomia politica. Nel 1429, occupata dalle Truppe della Serenissima dopo un pesante bombardamento, Chiari viene donata in feudo al Carmagnola, condottiero al servizio di Venezia. Tra il 14348 e 1516 Chiari vive un periodo travagliatissimo ed il suo territorio viene conteso dai Visconti di Milano, dai francesi di Luigi XII e di Jacques Chabannes signore di Lapalisse e dai capitani di ventura al soldo della Serenissima. Nel 1512 subisce anche il saccheggio degli svizzeri di Lautrecht, i Lanzichenecchi. Dotata di Statuti Autonomi(1429) e di una divisione politico- amministrativa in quadre , fin dal XIV secolo la gente di Chiari si dedica alle opere più importanti che determineranno la qualità e lo spessore della sua vita civile religiosa: nel 1495 , su sollecitazione di Bernardino di Feltre, viene costituito il Monte di Pietà , a cui ben presto si affiancarono altre opere di solidità e di sviluppo, quali il Monte Grano ed il Consorzio dei Poveri. L'economia clarense, da sempre imperniata sull'attività agricola , viene profondamente segnata , sulla fine del Seicento , dall'arrivo a Chiari di alcune famiglie di tessitori lecchesi e begamaschi, che danno avvio a quell'industria della seta che produrrà notevole benessere fino all'inizio di questo secolo. Il 1 settembre 1701 Chiari è teatro di un'aspra battaglia - oltre 2500 furono i morti che fu determinante nella guerra di successione al Regno di Spagna. Nel 1713 si apre a Chiari l'ospedale Mellini e nel 1762, con i suoi tredici filatoi di seta , la c ittadina diventa uno dei più importanti poli dell'industria serica bresciana. Il settecento clarense è vivace anche culturalmente , ravvivato dalla presenza di parroci lungimiranti e generosi quali Pietro Faglia che ridà vita e importanza alla scuola pubblica e Stefano Antonio Morcelli (1737-1821) gesuita ed intellettuale di primo piano nell'Italia del tempo. Il Morcelli , autore di numerose ed importanti opere negli ambienti della religiosità, della carità, della cultura e dell'arte: dalla Biblioteca Morcelliana agli Orfanotrofi femminile e maschile, dall'attivazione di nuove compagnie religiose all'abbellimento di numerosi luoghi di culto. Con l'era giacobina e la fine della Serenissima, la vita civile a Chiari
torna instabile e segnata da profondi contrasti. Dopo essere stata il centro di uno dei quattro distretti del Mella , dopo essere stata annoverata da Napoleone come una delle quaranta città della Repubblica Italiana, nel 1815 Chiari rientra definitivamente sotto l'amministrazione austro - ungarica: dotata di illuminazione pubblica nello stesso anno, riceve la visita ufficiale del vicerè Ranieri nel 1835. Nel 1836 parte della Rocca malatestiana viene trasformata in teatro e cinque anni dopo l'amministrazione di Ferdinando I riconosce il locale ginnasio, mentre nel 1854 l'avvocato Pietro Repossi dota la scuola di disegno per giovani operai, da lui fondata quattro anni prima, di una pinacoteca , che raccoglie numerose opere di valore. Chiari contribuisce alla lotta rinascimentale con alcuni dei suoi uomini migliori: Paolo Bigoni, Giovanni Maffoni, Ferdinando Cavalli , Don Antonio Salvoni, e Francesco Bonatelli. Il 5 ottobre 1862 Vittorio Emanuele II restituisce a Chiari il titolo di città. Mentre, sulla fine del secolo scorso, si inasprisce lo scontro sociale e si moltiplicano le lotte operaie e contadine, i cattolici clarensi si rendono protagonisti di importanti opere di solidarietà sociale: dalla società operaia all'opera delle cucine economiche, dalle leghe di difesa degli interessi operai alle cooperative di produzione e consumo. La "Clarensità" ., che spesso nel corso dei secoli ha portato a clamorosi gesti di rottura con i ceti dominanti, fossero essi veneziani o francesi, austro-ungarici o altri, si fa sentire anche sotto la dittatura fascista fino alla formazione di numerose ed eroiche unità partigiane. A Chiari non può essere certo attribuita la nomea di città d'arte , ma le testimonianze del genio e dell'elevazione spirituale ed estetica dei clarensi , artisti o committenti che siano , si compenetrano con la storia del popolo clarense , con i suoi momenti sereni e tragici, di sofferenza e benessere. Tra le più importanti testimonianze della cultura e della storia clarense, sono da ricordare: il Duomo dedicato ai Santi patroni Faustino e Giovita : costruito tra il 1432 ed il 1500 , subisce profondi rimaneggiamenti nel secolo XIX; la chiesa ospita interessanti opere di Pompeo Batoni, Giuseppe Teosa, Francesco Podesti, Giacomo Faustini, Pietro Ricci, Antonio Ricci, Gaetano Monti, Antonio Callegari, Emanuele Marcetti, Antonio Zamara e Pietro Repossi;
la Basilica di Santa Maria Maggiore, con resti di affreschi trecenteschi ed opere dei fratelli Mauro e Giovanni della Rovere, detti i Fiamminghi, di Giuseppe Tortelli, Giuseppe Teosa,Francesco Monti, Giacomo Faustini e Pietro Repossi;
La Torre Campanaria e l'ex Ospedale Mellini, realizzati su progetto dell'architetto Antonio Marchetti;
il quattrocentetesco convento di san Bernardino;
la Biblioteca Morcelli e la Pinacoteca Repossi, testimonianze ottocentesche della ricca tradizione culturale clarense: oltre 40.000 volumi, tra cui preziosi icunaboli, cinquecentine e pergamene; quasi 150 dipinti, con tele di Giuseppe Tortelli, Giuseppe Teosa e Attilio Andreoli; 63 sculture, con opere di Giacinto Faustini, Gaetano Monti e Antonio Ricci; oltre 1400 incisioni e stampe, tra cui spiccano autori come Pollaiolo, Mantegna, Rubens, Rembrant, Tiepolo e il Canaletto.

Mino Facchetti